Ted Bundy, un esempio di “power/control serial killer”

L’omicida seriale orientato al controllo e al dominio della vittima (“power/control serial killer”, Holmes e Holmes, 2000) trae gratificazione dal soggiogare completamente la vittima, dall’esercitare su di essa un controllo assoluto. Le impone determinati comportamenti ricorrendo alla forza fisica o alla manipolazione psicologica. Non ha pregresse, dirette relazioni con le vittime: le seleziona, talvolta anche dopo averle osservate a lungo, in base a loro determinate caratteristiche fisiche. Le sue fantasie condizionano le modalità esecutive dei delitti: il soggetto focalizza interamente la propria attenzione sul processo omicida, che può protrarsi a lungo perché chi lo attua gode nel sentire di avere potere di vita o di morte sulla vittima. Tende a essere itinerante, pur senza coprire necessariamente grandi distanze. Gli spostamenti gli sono necessari, comunque, per confondere chi indaga su di lui.

Il serial killer orientato al controllo e al potere tenderà ad associarsi a tratti comportamentali e ad una scena del crimine con le seguenti caratteristiche (Russo, 2014):

  • Scena controllata: sì
  • Spostamento del corpo: sì
  • Strangolamento: sì
  • Overkill: no
  • Tortura: sì
  • Necrofilia: sì
  • Sesso aberrante: sì
  • Penetrazione con il pene: sì
  • Penetrazione con oggetti: no
  • Arma lasciata sulla scena: no
  • Arma violenta: sì
  • Arma di tortura: sì
  • Relazione con la vittima: no
  • Vittima specifica: sì
  • Vittima conosciuta: no

Tra gli omicidi seriali orientati al controllo e al dominio della vittima si ritiene rientri Theodore (Ted) Robert Bundy. Nasce a Burlington (Vermont), il 24 novembre 1946 da Eleanor Louise Cowell, presso un ospedale per ragazze madri. L’identità del padre non verrà mai determinata con certezza: sul certificato di nascita la paternità viene attribuita a Lloyd Marshall, un veterano dell’Air Force, ma la madre di Ted sosterrà in seguito che il padre sia un marinaio di nome Jack Worthington. Alcuni membri della famiglia sospettano, in realtà, Ted sia nato da una violenza inflitta a Louise dal suo stesso padre, Samuel Cowell, ma una tesi del genere resta tutt’ora senza alcun riscontro effettivo. In ogni caso, Louise decide di far credere a tutti che Theodore è figlio dei suoi genitori e che lei è sua sorella maggiore.

Anni dopo, Bundy ricorderà di aver trascorso un’infanzia felice, rievocando con nostalgia le merende in campagna e il tempo trascorso con il nonno a pescare (Mastronardi e De Luca, 2013). Da quanto riferito da altri, sembra che Samuel Cowell sia, comunque, una persona non priva di aspetti problematici: viene definito un tiranno bigotto, razzista, antisemita e anticattolico, violento nei confronti della moglie e con gli animali (Michaud e Aynesworth, 1999). La nonna è affetta da una grave sindrome depressiva, in più circostanze curata con l’elettroshock.

Il piccolo Ted palesa precocemente una profonda rabbia, che spesso si traduce in violenza: spinge giù dalle scale la sorella di sua madre, Julia che, in seguito, riferirà anche un singolare comportamento del bambino, a tre anni: una mattina, la donna si sveglia con Ted accanto, che l’ha circondata di coltelli da cucina e la osserva con un sogghigno.

Nel 1950, Louise si trasferisce, con il figlio, a Tacoma, nello Stato di Washington, presso i cugini Alan e Jane Scott. Nel 1952, sposa Johnny Culpepper Bundy, che adotta il bambino.

A scuola, Ted si dimostra un alunno di notevole intelligenza ma insolitamente violento: “i compagni di scuola ricordano che […], di solito, evitava i conflitti, ma, se veniva provocato, poteva esplodere con una ferocia spaventosa” (Mastronardi e De Luca, 2013:239).

Nel 1967 si lega sentimentalmente a Stephanie Brooks che, in breve, lo lascia perché, pur ritenendolo attraente, si dice convinta che non diverrà mai un uomo di successo. L’abbandono determina in lui un forte trauma, aggravato dalla scoperta che sua sorella è, in realtà, sua madre. Secondo alcuni autori, le sue pulsioni omicide si sarebbero slatentizzate proprio in conseguenza di tali shock. In ogni caso, il giovane sprofonda in uno stato depressivo, da cui sembra riemergere nel 1969, quando riprende gli studi universitari, di psicologia e giurisprudenza. Si iscrive, poi, al Partito Repubblicano e avvia una relazione con la giovane Elizabeth Kloepfer. All’epoca salva persino, in un parco, una bambina dall’annegamento e ciò gli vale il plauso unanime della comunità. Per un breve periodo torna anche a riallacciare la sua relazione con Stephanie Brooks, che lo ritiene cambiato in meglio. Il rapporto si conclude, definitivamente, nel gennaio 1974: Ted afferma di aver semplicemente voluto dimostrare a se stesso di essere capace di vivere una relazione con la donna e di poterla sposare.

Il 4 gennaio 1974, Ted aggredisce e violenta, nel suo letto, Joni Lenz, diciotto anni. La giovane sopravvie, pur riportando gravi lesioni. Un mese dopo, viene denunciata la scomparsa di Lynda Ann Healy e di almeno altre cinque ragazze. Il 17 giugno 1974, viene rinvenuto il corpo senza vita di Brenda Carol Ball e, in seguito, si ritrovano i cadaveri di Janice Ott e Denise Naslund, due ragazze scomparse il 14 luglio presso il lago Sammamish. Una giovane di nome Janice Graham riferisce alla polizia di essere stata adescata da un giovane di nome Ted, che aveva un’ingessatura al braccio e le aveva chiesto aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della sua auto. La barca, aveva detto il giovane, si trovava a casa dei suoi genitori e le aveva chiesto di salire in auto per raggiungerla insieme. La giovane si era comprensibilmente rifiutata. L’identikit dello sconosciuto viene pubblicato sui giornali e Bundy lascia Seattle per trasferirsi nello Utah.

18 ottobre 1974: nei pressi di Salt Lake City (Utah), scompare Melissa Smith, diciassette anni, ritrovata senza vita il 27 ottobre. Sul cadavere, segni di violenza sessuale. Il 28 novembre 1974, il giorno del Ringraziamento, vengono rivenuti i resti mortali di Laura Aime, scomparsa il precedente 31 ottobre. La giovane risulta essere stata picchiata, violentata e strangolata.

L’8 novembre Bundy, presentandosi come un poliziotto, aveva anche tentato di rapire Carol DaRonch che, fuggita, aveva denunciato la circostanza. Scomparsa anche Debbie Kent, mai più ritrovata. Un’altra testimone, Raelynn Shepard, insegnante, racconta di essere sfuggita a uno sconosciuto che, affermando di essere un poliziotto, l’aveva invitata a seguirlo.

Bundy lascia lo Utah e si stabilisce in Colorado. Qui, tra gennaio e aprile 1975, scompaiono almeno quattro donne. La sera del 16 agosto, il poliziotto Bob Hayward ferma l’uomo, che viaggia su una Volkswagen Maggiolino, che attira la sua attenzione perché procede a fari spenti: nella vettura vengono rinvenuti un passamontagna, una spranga, un rompighiaccio e delle manette. Bundy viene arrestato e condannato per l’aggressione ai danni di Carol DaRonch. Per il prosieguo del processo, chiede e ottiene di difendersi da solo e riesce a fuggire dalla biblioteca del tribunale alla quale è stato autorizzato ad accedere. Nel frattempo, l’F.B.I. ha acquisito elementi idonei per accusarlo dei delitti commessi in Colorado. Sei giorni dopo l’evasione, Bundy viene individuato sulle colline di Aspen e nuovamente arrestato. Il 30 dicembre 1977 evade dalla sua cella, praticando un buco nel soffitto. Riesce a procurarsi una divisa da custode e si dilegua indisturbato.

Raggiunge Tallahassee (Florida) e prende alloggio nei pressi della Florida State University. Nelle prime ore del mattino del 15 gennaio 1978, si introduce nella sede del gruppo studentesco Chi-Omega, uccide due ragazze mentre dormono, Margaret Bowman, ventuno anni, e Lisa Levy, venti. A quest’ultima, tra l’altro, strappa un capezzolo e morde ripetutamente la natica sinistra. Aggredisce, senza ucciderle, anche Kathy Kleiner DeShields e Karen Chandler, che dividono la stanza adiacente. Forse a causa del sopraggiungere di automobili che illuminano l’interno della sede della confraternita, Bundy si allontana. Fa irruzione in un appartamento seminterrato, a otto isolati di distanza e aggredisce la studentessa Cheryl Thomas, slogandole una spalla e fratturandole la mascella e il cranio in cinque punti. La ragazza rimarrà affetta da sordità permanente e da disturbi dell’equilibrio.

L’uomo raggiunge Lake City, in Florida. Lì, il 9 febbraio 1978, i genitori della dodicenne Kimberly Leach denunciano la scomparsa della figlia: il suo corpo viene rinvenuto otto settimane dopo in un parco. Due testimoni hanno visto un uomo abbandonare il cadavere e allontanarsi alla guida di una vettura, di cui sono riusciti ad annotare il numero di targa. L’auto si rivela rubata ed i testimoni riconoscono Bundy dalle sue foto segnaletiche.

Il 15 febbraio, Bundy, alla guida di un’auto rubata, viene arrestato da un agente di polizia di Pensacola, nei pressi del confine con l’Alabama. Processato in Florida tra il 1979 e il 1980, viene condannato a morte. Dal punto di vista probatorio, si rivelano decisivi i segni dei morsi lasciati sul corpo di una delle ragazze uccise alla confraternita universitaria Chi-Omega e la testimonianza di una studentessa che lo aveva visto allontanarsi dall’edificio, dopo gli omicidi.

Durante il processo, Bundy si sposa con Carole Ann Bone, conosciuta nel 1974, chiamata a testimoniare in suo favore. La Corte dichiara l’imputato colpevole di tre omicidi, ma Bundy successivamente affermerà di averne commessi molti di più.

“Non ha mai confessato fino a poche ore prima dell’esecuzione, quando ammise di aver ucciso 20 o 30 donne (il numero cambia a seconda dei resoconti degli studiosi) e di aver commesso il primo omicidio, uccidendo un’autostoppista, nel maggio 1973. La polizia è convinta che Bundy possa aver ucciso più di 100 ragazze […].” (Mastronardi e De Luca, 2013: 241).

Conclusa la lettura della sentenza di condanna, il giudice Edward Cowart si rivolge all’imputato in questo modo:

“Si prenda cura di se stesso, figliolo. Glielo dico sul serio, si prenda cura di se stesso. È una tragedia per questa corte vedere un tale totale spreco di umanità come quello che ho visto in questo tribunale. Lei è un uomo giovane e brillante, avrebbe potuto essere un buon avvocato. Avrei voluto vederla in azione, ma lei si è presentato dalla parte sbagliata. Si prenda cura di lei. Non ho nessun malanimo contro di lei. Voglio solo che lo sappia. Si prenda cura di se stesso.” (www.serialkiller.it, consultato il 21.6.2021).

Ted Bundy viene giustiziato il 24 gennaio 1989.

(Estratto dal volume: Profili criminali. Ricerca criminologica e investigazione, Bulzoni, Roma, 2022).


Riferimenti bibliografici

Holmes R.M., Holmes S.T., Omicidi seriali. Le nuove frontiere della conoscenza e dell’intervento, Centro Scientifico Editore, Torino, 2000 (Serial murder, Sage Publications, Thousand Oaks, 1998).

Mastronardi V.M., De Luca R., I serial killer, Newton Compton, Roma, 2011.

Michaud S., Aynesworth H., The Only Living Witness: The True Story of Serial Sex Killer Ted Bundy, Authorlink Press, Irving, 1999.

Russo F., Lineamenti di psicologia criminale e investigativa. Il criminal profiling per l’analisi dei crimini seriali violenti, Celid, Torino, 2014.